L’auto europea dovrà rinunciare a 200.000 posti di lavoro: il conto arriverà nel 2031

Roland Berger stima 200.000 posti a rischio nell’auto tedesca entro il 2031: fabbriche in eccesso, costi alti e Cina all’attacco. Ecco i numeri.
produzione fabbrica

È questo il conto che Roland Berger (importante società di consulenza strategica e aziendale con sede a Monaco di Baviera) presenta all’industria auto tedesca da qui al 2031. Non è una cifra da archiviare tra le previsioni di stagione.

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Il settore, in Europa, regge oltre 13 milioni di impieghi tra diretti e indiretti. La Germania ne custodisce una fetta enorme, e proprio lì la società di consulenza vede il rischio maggiore. Elettrificazione, software, pressione sui costi e concorrenza cinese stanno riscrivendo regole che per decenni hanno funzionato con volumi e margini ormai storia.

produzione mercedes

Tutto gira intorno alle fabbriche. Per stare in piedi, un impianto deve girare al 75-80% della capacità. La Germania, secondo lo studio, ha una struttura produttiva che equivale ad almeno cinque stabilimenti di troppo. In parole povere, qualcuno dovrà essere riconvertito, qualcuno chiuso.

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Produrre in paesi con strutture più economiche costa circa 2.000 euro in meno a vettura rispetto alla Germania. I costruttori cinesi, poi, partono avvantaggiati su batterie e alcune tecnologie chiave, e anche assemblando in Europa si terrebbero, sempre secondo Roland Berger, circa metà del loro vantaggio di costo. Costruire in casa nostra non basta a pareggiare i conti.

Il quadro europeo non consola. La produzione nell’UE ha chiuso il 2025 con circa tre milioni di auto in meno rispetto al 2019. Le auto prodotte in Cina pesano già per il 7% delle immatricolazioni e per il 20% delle elettriche a batteria, con importazioni che hanno superato il milione di unità nell’ultimo anno fiscale.

export auto cinesi

A tremare non saranno solo gli operai in tuta. Negli uffici amministrativi, tecnici e gestionali alcune funzioni potrebbero perdere fino a un terzo dei posti, in parte assorbiti dall’intelligenza artificiale, in tutto il settore si parla di circa 200.000 posti di lavoro persi. Cresce invece la fame di profili legati a software, batterie e robotica, una tendenza che l’analisi 2026 di ACEA e Adecco conferma: giù certi mestieri industriali e d’ufficio, su ingegneri, specialisti IT ed esperti di dati.

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La ricetta indicata unisce tagli ai costi, investimenti tecnologici e formazione. Roland Berger propone di accorciare i cicli di sviluppo dagli attuali 48 mesi a 30-36 e di riqualificare decine di migliaia di lavoratori. Bruxelles, dal canto suo, ha avviato programmi per accompagnare la transizione professionale in diversi paesi.

Il caso tedesco è solo il più avanzato di un malessere diffuso, tra costi energetici alti, produzione ancora sotto i livelli pre-pandemia e importazioni asiatiche in crescita.