Un quarto delle chiamate al soccorso stradale per un’auto elettrica finisce con qualcuno inginocchiato (non a pregare) sul ciglio dell’autostrada a fissare una ruota a terra. Non è il blackout della batteria, non è il motore che si arrende, solo una foratura. Il dato viene da Opteven, specialista francese nell’assistenza stradale e compagnia di assicurazioni multinazionale, che ha analizzato sinistri e richieste di garanzia, da clienti privati e fleet in leasing, nella prima metà del 2026.
Il 25% delle richieste di assistenza per veicoli elettrici riguarda forature. Per le auto a benzina la quota si ferma al 18%. Un divario che Guillaume Cazenave, direttore marketing di Opteven, descrive come in rapida espansione, soprattutto sui modelli più recenti.

La spiegazione più immediata è che le auto nuove, elettriche o termiche, escono dalla fabbrica senza ruota di scorta. Così, ogni foratura diventa automaticamente un’emergenza da assistenza stradale. Ma il gap tra le due motorizzazioni si allarga in modo sproporzionato, e qui entra in gioco la fisica. Una vettura elettrica scarica sui pneumatici una coppia istantanea che un motore termico equivalente non può avvicinare. I pneumatici lavorano sotto stress maggiore, e il comportamento del conducente, tentato dalle accelerazioni brusche che l’elettrico offre senza sforzo, non aiuta.
C’è poi la variabile gomme. Alcuni costruttori montano di serie pneumatici orientati all’efficienza energetica piuttosto che alla longevità. Quando arriva il momento del cambio, il proprietario spesso opta per qualcosa di più economico. Il risultato è un treno di gomme meno adatto a gestire le sollecitazioni tipiche di un veicolo pesante e dalla coppia generosa.
I problemi di corrente, che nell’immaginario collettivo rappresentano il tallone d’Achille dell’elettrico, pesano solo per il 3% delle chiamate. Spesso la batteria non è ancora scarica: sono le colonnine irraggiungibili o fuori servizio a fermare il viaggio prima.

Sul fronte delle riparazioni, Opteven è chiaro: portare un’elettrica in officina costa almeno quanto, spesso di più, rispetto a un termico comparabile. I componenti più problematici non sono quelli esotici: prese di ricarica, cavi, batterie a 12 volt, cuscinetti, elettronica di bordo. Roba ordinaria, ma che richiede tecnici certificati e interventi quasi sempre all’interno della rete ufficiale del costruttore.
