Stellantis spegne ancora Cassino, un altro stop per la produzione

Cassino ancora ferma dal 21 al 25 settembre. La UILM chiede a Stellantis un piano concreto entro dicembre: modelli, volumi, occupazione.
stellantis cassino

Allo stabilimento di Cassino, settembre è un altro mese che va in archivio più fermo che acceso. Stellantis ha comunicato un nuovo stop dal 21 al 25 settembre per i reparti di Montaggio, Lastratura e Verniciatura. Con questo, l’ipotesi di una ripresa regolare prima della fine del mese sfuma definitivamente.

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Non che ci fossero molte illusioni. Lunedì scorso alcuni addetti del Montaggio si erano presentati ai cancelli come ogni giorno, puntuali e inutili: rimandati a casa. Da allora i reparti non si sono più riavviati. La nuova comunicazione aziendale non fa che allungare una lista già lunga di giorni persi.

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Il quadro estivo era stato altrettanto desolante con pochissime giornate di produzione in mesi che, in uno stabilimento normale, dovrebbero essere tra i più intensi. Settembre non sta cambiando copione. Per un territorio che da decenni costruisce la sua economia attorno allo stabilimento di Cassino e alla sua filiera, ogni settimana ferma ha un peso specifico che va ben oltre i numeri della cassa integrazione.

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La UILM di Frosinone, pochi giorni fa, ha riunito oltre 500 persone in un Consiglio Territoriale per mettere in fila cinque priorità che, visti gli sviluppi, suonano già come un ultimatum a tempo determinato.

La più urgente è la più ovvia: entro dicembre 2026, Stellantis deve presentare un piano chiaro per il Cassino Plant. Quali modelli arriveranno, quando partiranno le nuove produzioni, con quali volumi, con quali investimenti e, soprattutto, quanti posti di lavoro resteranno in piedi.

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Il sindacato chiede che le aziende dell’indotto vengano aiutate a trovare nuovi clienti, riducendo una dipendenza da Stellantis che in questo momento assomiglia molto a una trappola. Chiede nuovi investimenti nella provincia di Frosinone, sfruttando competenze e aree industriali che ci sono già e che rischiano di restare vuote. Necesarie anche formazione e riqualificazione, con un’attenzione particolare per chi ha più di 45 o 50 anni, la fascia che il mercato tende a dimenticare per prima quando le linee cambiano.

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Serve, infine, un tavolo stabile con istituzioni e sistema produttivo, con verifiche periodiche sugli impegni. Non un’assemblea ogni sei mesi, ma un meccanismo di controllo che funzioni davvero.