Italia in testa a una classifica molto particolare (e molto teorica): 4,4 miliardi di euro di passivo sul fronte CO2, il peggior conto dell’intero mercato europeo. Verrebbe da dire, alla faccia della transizione.
I numeri arrivano da Dataforce e fotografano i primi 20 mesi di vita della normativa CAFE, da gennaio 2025 ad agosto 2026. In Europa i debiti teorici legati agli obiettivi di emissioni ammontano a 14,4 miliardi, contro oltre 13 miliardi di crediti. Il saldo, dunque, resta in rosso per circa 1,3 miliardi. Il limite medio per le auto nuove è di 93,6 g/km e il conto vero si pagherà solo a fine triennio 2025-2027.
Perché l’Italia sta così male? La sua media a fine agosto è di 111 g/km, ben 17,4 sopra l’asticella. Dietro di noi la Polonia con 2,8 miliardi (123 g/km), la Germania con 2,4 (99 g/km), la Spagna con 1,8 (103 g/km) e la Repubblica Ceca con 1,3 (127 g/km).
Sul lato opposto, la Francia è creditrice per 2,5 miliardi con 83,9 g/km, i Paesi Bassi per 2,3 (52,6 g/km), la Norvegia per 2,3 con appena 3,7 g/km. Chiudono Danimarca (1,7 miliardi) e Svezia (1,5). L’elettrico, laggiù, sostanzialmente, è la normalità.

Attenzione però, perché questi sono conti da lavagna. Le multe, 95 euro per ogni grammo in eccesso moltiplicato per i veicoli venduti, si calcolano per costruttore, non per nazione. I costruttori, lo sappiamo, hanno una via d’uscita: il pooling, cioè comprare crediti da chi ha emissioni basse, come i marchi solo elettrici. Questi venditori, senza troppe sorprese, sono tutti extraeuropei.
Il gruppo messo peggio è Volkswagen, uno dei più impegnati sull’elettrico, con 2,75 miliardi di debiti CAFE, eppure sfora il proprio target di 94,2 g/km di soli 5,8 grammi. Pochi grammi, tantissimi esemplari, così la matematica non perdona.
Stellantis segue con 2,8 milioni di auto immatricolate in 20 mesi e 101,3 g/km contro un obiettivo di 96,2. Poi Mercedes (101,9 g/km, un milione di auto, quasi un miliardo di sanzioni), Nissan (119,1 g/km, 327.000 immatricolazioni, 781 milioni) e Mazda (114,3 g/km, in aumento, 212.000 auto, 422 milioni). Tutte rigorosamente “multe potenziali”.
Dall’altra parte c’è Tesla, la più virtuosa: 345.000 immatricolazioni, tutte elettriche, e crediti per 3 miliardi. Con una flotta più piccola di quella di molti rivali, incassa più di tutti. Dietro di lei i cinesi BYD, Geely, Leapmotor e Xpeng. Ai costruttori europei, probabilmente, non resterà che pagare i concorrenti, specie i temuti brand cinesi, per restare in regola.

