Jeremy Clarkson aveva programmato una prova della BMW M2, ma davanti alla sua fattoria è arrivata una M240i xDrive. Una sostituzione che poteva lasciare deluso chi si aspettava la versione più estrema della coupé tedesca. L’ex conduttore di Top Gear si è comunque messo al volante e, dopo pochi chilometri, ha trovato diversi motivi per apprezzare l’auto. Il giudizio è positivo, anche se non mancano critiche all’abitacolo e ad alcune scelte che incidono sulla guida quotidiana.
BMW M240i xDrive, il sei cilindri conquista Clarkson
La M240i punta a conciliare prestazioni e facilità d’uso. Il motore è un sei cilindri in linea di tre litri, abbinato al cambio automatico a otto rapporti e alla trazione integrale xDrive. Con 392 CV e 540 Nm, lo scatto da zero a cento richiede 4,3 secondi: numeri sufficienti a rendere interessante la prova anche senza avere a disposizione una M2.
La base tecnica è quella della Serie 2 Coupé G42, con architettura a trazione posteriore sulla quale viene integrato il sistema xDrive. Una distinzione utile, perché il nome Serie 2 comprende anche vetture costruite su piattaforme differenti. Sulla coupé, questa impostazione contribuisce al comportamento che Clarkson ha apprezzato durante il test.

A convincerlo sono soprattutto la spinta del motore, l’aderenza e le risposte del telaio. La BMW riesce a coinvolgere il conducente e a trasmettere sensazioni, qualità che per il giornalista contano parecchio quando valuta una sportiva. La versione meno estrema ha quindi dimostrato di avere argomenti propri, anche nel confronto con la sorella M.
Le riserve riguardano altri aspetti. Clarkson trova i sedili troppo stretti e il grande display troppo invadente. Segnala inoltre un leggero ritardo nella risposta del turbo e considera eccessiva la decelerazione legata al recupero dell’energia quando si solleva il piede dall’acceleratore. Sono dettagli che emergono nell’utilizzo e che, secondo lui, rendono meno naturale il rapporto con l’auto.

La M2 resta una proposta più orientata alla guida sportiva, con componenti dedicati, differenziale attivo M e un assetto pensato anche per la pista. Ma la prova della M240i lascia a Clarkson un’impressione favorevole: il sei cilindri e il comportamento su strada compensano buona parte delle perplessità. Per completare il confronto servirà ora guidare la M2 che aveva inizialmente richiesto per questa prova.
