Il dieci per cento è già perso e i cinesi non hanno ancora tolto il freno a mano. In meno di due anni, i marchi della Repubblica Popolare hanno conquistato oltre il 10% delle vendite di auto nuove nel mercato europeo allargato, quindi l’Unione Europea con Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Islanda incluse.
La condizione interessante è che non lo hanno fatto a colpi di elettrico puro: la crescita reale è arrivata dagli ibridi e dagli ibridi plug-in, categorie che Bruxelles aveva lasciato fuori dalla sua prima tornata di dazi. Un errore di calcolo che ora costa caro.
Ursula von der Leyen lo ha detto esplicitamente nel suo discorso sullo stato dell’Unione: il deficit commerciale con la Cina è diventato un problema, e l’automotive, un tempo settore largamente in attivo, ne è oggi una voce pesante. La Commissione vuole invertire la rotta prima che sia troppo tardi.

Gli analisti più pessimisti proiettano una quota cinese del 20% entro fine decennio, e quella cifra ha convinto anche i produttori tedeschi, storicamente i più tiepidi davanti all’idea di misure protettive, visto l’enorme giro d’affari che hanno in Cina, a cambiare posizione.
Così sono ripartiti i negoziati con Pechino. L’obiettivo europeo è convincere il governo cinese ad autolimitare i volumi di esportazione verso il Vecchio Continente. Si tratta di un invito diplomatico in nome della propria protezione industriale, commerciale ed economica. Qualcosa che proprio l’Occidente ha scavalcato e calpestato in molti Paesi del secondo e del terzo mondo nell’ultimo secolo.

Le trattative si annunciano durissime. Il mercato interno cinese è in caduta libera, e i costruttori locali hanno bisogno di vendere altrove per sopravvivere. BYD, il caso più emblematico, ha appena alzato il target di vendite internazionali a 2,5 milioni di unità entro il 2027. Per non restare a corto di stiva, ha già ordinato dieci nuove navi ro-ro. Non è esattamente il profilo di un’azienda pronta ad alzare bandiera bianca davanti a una telefonata da Bruxelles.
Bruxelles si prepara al piano B. Se i negoziati non producono risultati, arrivano nuovi dazi anche sugli ibridi. Il messaggio è chiaro: il pertugio normativo che aveva permesso ai cinesi di aggirare le tariffe sui soli elettrici sta per essere chiuso. Capiremo presto se Pechino preferirà trattare o incassare.
