La Fiat Punto immaginata nel progetto digitale di Restomod GT recupera le tre porte e il cambio manuale, proponendo una compatta bassa e sportiva con abitacolo 2+2.

Il nome appartiene a una famiglia che dal 1993 al 2018 ha superato nove milioni di esemplari prodotti. La prima Punto, firmata da Giorgetto Giugiaro e nata per raccogliere l’eredità della Uno, conquistò il premio Auto dell’Anno 1995. Dopo la seconda serie del 1999, la Grande Punto arrivò nel 2005, seguita da Punto Evo e dal restyling del 2012.
Nel render, la pedaliera a tre elementi e il volante con pulsanti fisici conservano un’impostazione tradizionale, affiancata da strumentazione digitale e da uno schermo a sbalzo sulla plancia. Le bocchette verticali delimitano una superficie essenziale, accompagnata da sedili contenitivi e rivestimenti in Alcantara. L’azzurro compare negli inserti e nelle cuciture, creando un richiamo cromatico fra le diverse parti dell’interno.

Le porte lunghe e le maniglie integrate nella carrozzeria accompagnano una fiancata segnata da passaruota sporgenti e minigonne pronunciate. Il tetto scende verso lo spoiler posteriore, accentuando il profilo raccolto della vettura, che monta grandi cerchi dal disegno aerodinamico. Sulla coda, i gruppi ottici e la scritta Fiat sono inseriti in una fascia scura, sopra il paraurti con diffusore ed elemento verticale centrale.
Il muso collega i fari, disegnati con piccoli segmenti LED orizzontali, attraverso una superficie nera sulla quale compare il logo Fiat. Due sfoghi sul cofano e lo splitter accentuano l’impronta sportiva, ripresa dal paraurti attraverso un’ampia apertura centrale e prese d’aria laterali. L’autore lascia invece aperta la scelta del motore, chiedendo agli appassionati di esprimersi fra turbo benzina, ibrido e una possibile Abarth elettrica, senza indicare potenze o prestazioni.

Fiat non ha annunciato una nuova Punto e orienta l’ampliamento della gamma verso Grande Panda, Grizzly e Grizzly Fastback. Gaetano Thorel ha richiamato il ruolo della famiglia Panda, della 500 e delle proposte familiari. Olivier François, durante la sua gestione, aveva inoltre ricordato che recuperare un nome storico richiede una domanda sufficiente e condizioni industriali sostenibili, insieme a un progetto stilistico convincente.
