Opel ha trovato un modo per far costare meno l’Astra senza spogliarla troppo. L’allestimento si chiama Start, è l’ingresso del nuovo anno modello e arriva mentre la compatta tedesca fa passerella al Salone dell’Auto di Parigi.
Una premessa che in Italia farà storcere il naso: i prezzi comunicati, al momento, valgono solo per la Germania, IVA inclusa. I listini italiani per ora risultano non pervenuti. Sul mercato di casa, la cinque porte parte da 31.890 euro e la Sports Tourer da 33.390, con uno sconto di 1.500 euro rispetto al vecchio accesso alla gamma. L’Astra Electric scende di 1.900 euro e si ferma a 36.490.

Patrick Dinger, numero uno di Opel Germania, dichiara, riassumendo: più contenuti per ogni euro speso. L’Astra base, insomma, non deve sembrare una punizione.
In effetti la dotazione non fa l’avara. Vernice metallizzata Denim Blue di serie, sedili Intelli-Seat regolabili in sei direzioni con quell’incavo centrale pensato per il comfort, climatizzatore automatico, Keyless Start, sensori di parcheggio davanti e dietro. Sul cruscotto, un display personalizzabile da 10 pollici fa coppia con un touchscreen multimediale di pari diagonale. Solo le cose che si usano davvero, ogni giorno.

Sotto il cofano la scelta è ampia. L’ibrida sviluppa 145 CV di potenza totale di sistema e 230 Nm, con cambio elettrificato a doppia frizione a sei rapporti. Il diesel, specie ormai non così comune tra le novità, offre 130 CV e un automatico a otto marce. La Electric arriva a 156 CV e 270 Nm, e porta in dote la tecnologia V2L, dove la batteria diventa una presa di corrente per piccoli elettrodomestici o per una pausa all’aria aperta. Per questa funzione, però, serve un adattatore accessorio.

Chi vuole di più può spuntare il pacchetto Comfort Start, con vetri termoisolanti Solar Protect, specchietto retrovisore elettrocromico, bracciolo centrale e, sulla Sports Tourer, le barre al tetto.
Dopo Frontera e Combo, l’Astra è la terza a indossare l’etichetta Start, mentre Opel promette di arricchire gli allestimenti superiori per marcare meglio le distanze tra un livello e l’altro. Intanto, noi ci chiediamo se, quando i listini italiani vedranno la luce, la base sarà davvero così appetibile.
