Il diesel Euro 5 se la cava ancora. Il blocco che doveva scattare l’1 ottobre 2026 in Pianura Padana slitta di dodici mesi, all’1 ottobre 2027. Chi ha un gasolio di quella generazione può tirare il fiato, almeno fino alla prossima scadenza.
A dirlo è un decreto legge approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, che ritocca il decreto legge 121 del 2023, quello che aveva messo nel mirino una delle aree con l’aria peggiore d’Europa.
Sulla carta il provvedimento riguarda solo la Lombardia e il perché è semplice: Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna si erano già portate avanti con decreti regionali, fissando da sole lo stop a ottobre 2027. Lo hanno fatto mettendo sul piatto misure compensative, come il rinvio dell’accensione dei riscaldamenti. Chi ha fatto i compiti in anticipo, insomma, si ritrova con la Lombardia che lo raggiunge all’ultimo minuto.
La proroga vale per le autovetture e per i veicoli commerciali N1, N2 e N3 a gasolio Euro 5. Quindi non solo la berlina di famiglia, ma anche i furgoni e i mezzi pesanti che tengono in piedi buona parte della logistica del Nord.

La storia di questo blocco, del resto, è una lunga rincorsa al rinvio. Il governo lo aveva deciso il 7 settembre 2023, con partenza fissata all’1 ottobre 2025 nei comuni sopra i 30mila abitanti. A luglio 2025 un emendamento al decreto Infrastrutture, sostenuto da Matteo Salvini, ha alzato l’asticella ai comuni sopra i 100mila abitanti e spostato la data all’1 ottobre 2026, ora si va ancora più in là. Tre date in tre anni, un record di puntualità al contrario.
La motivazione ufficiale parla di “straordinaria necessità e urgenza”: evitare contraccolpi sulla mobilità dei cittadini, sulla continuità dei servizi di trasporto e sull’economia delle aree coinvolte, già provate dagli aumenti dei carburanti. Resta il fatto che la qualità dell’aria padana non si è data una proroga.
Palazzo Chigi assicura che ci saranno misure alternative per ridurre le emissioni. Quali, però, non è dato sapere, per ora restano nel cassetto. Le elezioni si avvicinano, il rinvio arriva in un momento importante per il bacino elettorale nel Nord Italia. Il piano B è annunciato ma non è stato mostrato a nessuno: di sicuro non può essere criticato. D’altronde, forse, neanche c’è.
