La Delta, a quanto pare, può aspettare. Anzi, deve e non stupisce più di tanto dato che a Lancia, per ora, interessa vendere la Gamma e far girare meglio la Ypsilon.
Lo ha detto (parafrasando) Gaetano Thorel, il manager che guida Fiat, Abarth e Lancia nell’area dell’”Europa allargata”, parlando con Autoappassionati.it a margine del lancio internazionale della Gamma a Napoli.

Alla guida delle operazioni europee del marchio è arrivato tra agosto e settembre del 2026, e la prima lezione del mestiere sembra essere la prudenza. Il 2028, anno più volte evocato per il ritorno della Lancia Delta, resta un riferimento, non è una scadenza, e nemmeno una promessa. Ogni decisione sarà presa insieme al nuovo CEO Arnaud Belloni, e dall’intervista non è uscita una sola conferma sui tempi.
Intanto tocca alla Gamma dimostrare che l’eredità storica può diventare un piano industriale. Quattro metri e sessantasette di lunghezza, in Italia puntano soprattutto sulla versione a combustione, la ibrida, con 1.000 chilometri di autonomia, pensata per le flotte aziendali, per Thorel è il canale che decide la partita in questo segmento.
All’estero il copione cambia. Dove l’elettrico è più diffuso arrivano le due varianti a batteria, da 540 e 740 chilometri dichiarati, più la HF a trazione integrale. Il fatto che la macchina sia progettata, sviluppata e costruita in Italia, aggiunge il manager, sui mercati esteri vale ancora parecchio.

Il vero problema, però, è dove si trova il prodotto. In Italia Lancia ha 162 punti vendita; in Francia e in Belgio ne ha una ventina scarsa. Difficile conquistare chi la macchina non può nemmeno vederla, figurarsi provarla.
La soluzione è appoggiarsi alla rete Fiat. Tra i 70 e i 100 concessionari dovrebbero ospitare un “Lancia Studio”, con investimenti contenuti, per dare visibilità a Gamma e Ypsilon in mercati dove una rete capillare esiste già. Un marchio premium, dunque, in affitto nello showroom del cugino generalista.
Budget sotto controllo anche per le corse. Il Trofeo Lancia, vivaio per giovani piloti, è confermato per tre anni, poi si vedrà quale posto daranno ai rally nella strategia complessiva. La recente vittoria nel Mondiale Costruttori WRC2 porta visibilità, ammette Thorel, ma va bilanciata con la gestione dei costi.
