Quindici anni fa Fiat deteneva il 7% del mercato europeo, oggi è al 2,7%. Potremmo definirla, senza temere di esagerare, una vera e propria emorragia.
L’analisi di Auto Infos mette in fila i numeri con crudezza: nel 2025 Fiat avrebbe immatricolato circa 271.000 auto in Europa, esclusi i commerciali. Nel 2009, con quel 7% in tasca, il gap rispetto a oggi si misura in circa il 70% delle vendite perse. Una Punto senza erede, una Bravo senza successore nel segmento C, una gamma che si è progressivamente assottigliata fino a reggersi quasi interamente su Panda e 500. Il tutto in un mercato che nel frattempo è cambiato radicalmente.

Adesso c’è anche Mirafiori che si ferma di nuovo. Dal 19 al 30 ottobre, oltre mille lavoratori in cassa integrazione. È la terza volta in pochi mesi: dopo la pausa estiva e uno stop a settembre, l’impianto torinese non riesce a trovare il suo ritmo.
Al centro del dramma produttivo c’è la 500 Hybrid, entrata in produzione a novembre 2025 con l’ambizione dichiarata di superare le 100.000 unità annue. Stellantis ha poi ridimensionato l’obiettivo a circa 60.000 tra versione ibrida ed elettrica. La domanda, al momento, non sembra nemmeno quella.
Il prodotto non aiuta la comunicazione. Il motore è un 1.0 mild hybrid da 65 CV con sistema a 12 Volt e cambio manuale, una proposta difficile da vendere a 19.900 euro in listino quando la Grande Panda offre potenze superiori, un sistema ibrido a 48 Volt e, soprattutto, uno spazio interiore molto più generoso. La 500 resta un’icona, ma come tale deve anche essere competitiva.

In questo scenario arriva Arnaud Belloni, atteso alla guida del brand (ufficialmente) a metà ottobre. Ex Citroën, ex Renault, dovrà provare a riportare Fiat su livelli competitivi in Europa. Nel frattempo, i nuovi modelli già evocati, il futuro Grizzly e una city car elettrica accessibile, restano ancora prospettive tutte da osservare, per così dire, in azione.
La consolazione, per ora, arriva dal Brasile, dove Fiat macina ancora quasi il 20% di quota. Lì il marchio è un fenomeno di costume prima ancora che industriale. In Europa, invece, il trimestre si apre con Mirafiori ferma e un nuovo manager che deve capire dove si è rotto il filo.
