Made in Europe, l’UE si spacca sull’auto: cosa può cambiare per costruttori e batterie

Il nuovo Industrial Accelerator Act riapre il confronto sulle filiere: sotto osservazione produzione, batterie e componenti realizzati fuori dall’Unione europea
Made in Europe - UE

Il Made in Europe sta diventando uno dei temi più delicati per l’industria automobilistica europea. Al centro del confronto c’è l’Industrial Accelerator Act, la proposta della Commissione UE pensata per rafforzare la produzione continentale e ridurre la dipendenza da Paesi terzi nei settori strategici, auto comprese.

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Auto e batterie al centro dello scontro sul Made in Europe

La questione è semplice solo in apparenza: quanto deve essere davvero “europea” un’auto per poter beneficiare di incentivi e misure di sostegno? Il problema nasce dal fatto che le filiere automotive sono ormai profondamente internazionali. Molti costruttori europei producono componenti o interi veicoli anche in Paesi come Turchia e Marocco, che hanno assunto un ruolo importante nelle catene di fornitura del continente.

ACEA ha già chiesto che il sistema tenga conto degli investimenti europei effettuati proprio in questi Paesi, evitando regole troppo rigide che potrebbero penalizzare impianti e fornitori già integrati nelle catene produttive dell’UE.

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Il nodo più difficile riguarda però le batterie. Secondo uno studio commissionato da ACEA, la capacità produttiva europea rischia di non essere sufficiente per rispettare i requisiti di localizzazione previsti dall’Industrial Accelerator Act. Le regole ipotizzate introdurrebbero progressivamente l’obbligo di utilizzare un numero crescente di componenti di origine europea, comprese celle, sistemi di gestione della batteria e materiali attivi per i catodi.

ACEA sostiene l’obiettivo di rafforzare l’industria europea, ma avverte che tempi troppo stretti potrebbero creare l’effetto opposto: auto più costose, minore competitività e difficoltà nell’accesso agli incentivi per molti modelli elettrificati.

commissione ue, bruxelles

La Commissione, dal canto suo, punta proprio a usare appalti pubblici e incentivi per aumentare la domanda di prodotti realizzati nell’UE, compresi componenti automotive e batterie, cercando allo stesso tempo di attirare investimenti stranieri che generino valore e occupazione in Europa.

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La partita sarà quindi soprattutto sui dettagli: percentuali di contenuto locale, tempi di applicazione e trattamento delle produzioni realizzate fuori dall’Unione ma strettamente legate ai costruttori europei.